Cerca nel blog

lunedì 18 novembre 2013

RICORDANDO PIERINA

La triste storia di Pierina

Qualche giorno fa, sfogliando una tesi di laurea su canti e tradizioni popolari della zona, l’attenzione mi è caduta su un frammento di cantastorie, di appena 12 versi e subito mi sono tornate alla mente tutte le sequenze di questo lunghissimo canto che, più di vent’anni fa, avevo registrato dalla viva voce di Amabile Grigioni, una ultranovantenne di Montesecco.
La canzone che s’intitola: “La triste storia di Pierina”, è antica di almeno due secoli e ciò si deduce dai seguenti versi: “gli toccò far il soldato e servir l’imperator”(chiara allusione al dominio austriaco nel Lombardo-Veneto).
Quando l’Amabile, ammalata e con una gamba amputata, me l’aveva recitata in una squallida corsia del vecchio Ospedale, non era la prima volta che la sentivo. A Pergola, fino agli anni Cinquanta, nei giorni di mercato, arrivava un cantastorie che per tutta la mattinata,nella “Piazza delle erbe”, (Piazza Garibaldi) incantava un’infinità di gente radunata in cerchio intorno a lui, con storie per lo più di tradimenti, di vendette e di destino crudele: “La Madonna del Carmine”, “Giulio Bindi”, “Sedotta e abbandonata”, “La triste fine di Boris”, “Giulianello” e tante altre...
Tutto ciò fa sorridere i giovani di oggi che non sono vissuti in un periodo in cui la TV e INTERNET non erano stati ancora inventati e la radio, il cinema, i giornali e il grammofono erano privilegio di un ristretto numero di fortunati.

L.B.
Qui comincia questa storia,
la gran storia di Pierina,
ch’è ‘na bella ragazzina,
di bellezze in quantità.
Ed essendo ricca e bella
dagli amanti era adorata
e da tutti era stimata
la più bella della città.
Non aveva padre e madre
e nemmen’altro fratello,
ma ci avea quel viso bello
che facev’innamorà.

Allor quando la Pierina
s’è fissata con Bastiano,
‘n giovinetto bell’e sano
e sincero nell’amor.

Questo giovane bel garzone,
però forse disgraziato,
li toccò far il soldato
e servir l’imperator.
Allor quando il militare
è partito al reggimento,
la Pierina in un momento
ha cambiato d’opignon.
Ha fissato ‘n altr’amante
che si chiama Costantino
e’ l giovane Bastianino
l’ha lasciat’in abbandon.
Allor quando il buon soldato
ha saputo ‘l tal successo
si fa dare ‘n bon permesso
per andarla a ritrovar.
“Son venut a cas’aposta
per volert’ accontentare,
ho deciso di sposare,
non ti voglio più lasciar”
Ma Pierina pres’ a dire:
“Vanne pure al tuo destino;
ho promesso a Costantino,
Costantino voglio amar.
Costantino è ‘l mio diletto,
Costantino è ‘l mio amoroso,
Costantino sarà ‘l mio sposo,
Costantino voglio amar”.
Bastianin sentendo questo,
non je fece altra parola,
con un colpo di pistola
morta in terra la lasciò.
Allor quando l’ebbe uccisa,
tutto acceso di livore,
la sventrò,je prese il cuore
e in man se lo portò.
Poi rivòltol’in un cencio,
camminando ad un macello,
un bel cuore di vitello
venne allor’a comperar.
Va in paese all’osteria ,
chiede all’oste una stanzetta,
si fa dar ‘na padelletta
per poterli cucinar.
Poi,uscendo dall’albergo,
caminando un momentino,
ha trovato a Costantino,
l’incomincia a salutar:
“Se tu vuoi venire a pranzo
e tenermi compagnia,
mangeremo in compagnia
un gustoso desinar”.

Bastianin si mette a sede
e ne fa una proprio bella,
prende il cor della vitella
e lo mette al suo piattin.
Sempre triste Bastianino
porta in mano una forchetta,
pija ‘l cuore di Pierina
e lo dona a Costantin.
Mentre mangia Costantino
je lo disse in alto tono:
“Questo cor è tanto buono
che de più non se po’dar”
Bastianino je rispose:
“Mangia,mangia,anima bella,
mangi il cor d’una vitella,
segui dunque il tuo mangiar”.
Quando questi due amanti
han finito il bel pranzetto,
Costantin con gran diletto
l’incomincia a ragionar:
“Se tu vuoi venir a pranzo
faccio nozze con Pierina,
l’ho fisat’a domattina
la Pierina mia sarà”.
Bastianino in quell’istante
gli parlò senza paura
e gli disse addirittura:
“La Pierina mai tua sarà.
Prendi questa letterina
falla pure pubblicar,
perché ‘l core di Pierina
l’hai mangiato a desinar.
Poi, se ‘n credi che sia vero
quello ch’io t’ho detto a voce,
va’ nel campo della noce,
lì vedrai la verità”.
Costantin tutt’ arrabbiato
presto presto s’incammina,
va nel campo di Pierina
per poterci ragionar.
E là vede la sua cara
bella e morta sul terreno,
dal dolore ne venne meno
e non pol più respirar.
Una gràn folla di gente
corre là dal gràn stupor,
spaventati profondamente
per il gran commesso error.
Io vi avviso giovinetti,
quando siete per amar,
dalla rabbia e dai dispetti
non vi fate trasportar.
Che l’amore è ‘na passione
che ti lascia dominar,
vi convince a l’occasione
an’ch al pessimo operar.
E voi figli tutti quanti
io vi vengo ad avvertir:
la promessa al caro amante
non dovete mai smentir.

mercoledì 13 novembre 2013

ALZHEIMER PER SAPERNE DI PIU'


A PROPOSITO DI ALZHEIMER

LA VECCHIAIA J.L. BORGES

la vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
può essere il tempo della nostra felicità.
l’animale è morto o è quasi morto.
rimangono l’uomo e la sua anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre.
Buenos Aires,
che prima si lacerava in suburbi
verso la pianura incessante,
è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le sfocate case dell’Once
e le precarie e vecchie case
che chiamiamo ancora il Sur.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penembra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quel che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
ma è una dolcezza, un ritomo.
Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
ne avrò letti solo alcuni,
quelli che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
convergono i cammini che mi hanno portato
nel mio segreto centro.
Quei cammini furono echi e passi,
donne, uomini, agonie, resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
ogni infimo istante dello ieri
e di tutti gli ieri del mondo,
la ferma spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
alla mia algebra, alla mia chiave,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

sabato 9 novembre 2013

ALZHEIMER LA MEMORIA DEL BELLO

CURARE CON L'ARTE


Numerosi interventi terapeutici di tipo non farmacologico sono stati proposti per il trattamento dei disturbi cognitvi e psico-comportamentali della malattia di Alzheimer. Tali interventi includono approcci multistrategici quali la reality orientation therapy (ROT), basata su stimolazioni multimodali e facilitazioni spazio-temporali e ambientali, terapia della reminescenza basata sulla stimolazione delle risorse mnesiche residue e il recupero di esperienze emotivamente piacevoli, le tecniche di validazione basate sulla ricerca di contatti emotivi con la realtà del paziente, interventi comportamentali ambientali, terapia occupazionale, musicoterapica, aromaterapia, fototerapia. Tali tipologie di trattamento hanno come target pazienti in fase lieve-moderata di decadimento cognitivo. Nonostante diversi interventi non farmacologici per il trattamento della malattia di Alzheimer siano stati proposti e sperimentati, ad oggi evidenze consolidate di efficacia sono disponibili solo per interventi di ROT.
Nell’ultima decade, evidenze osservazionali hanno suggerito che l’arte e le attività creative possono esercitare un ruolo terapeutico nei pazienti con malattia di Alzheimer rispetto ad alcuni aspetti cognitivi e più marcatamente sui sintomi psico-comportamentali. Evidenze relative ad un possibile ruolo terapeutico dell’arte nella malattia di Alzheimer derivanti da trial clinici controllati sono tuttavia ad oggi estremamente limitate. Rusted e colleghi hanno condotto un trial clinico controllato multicentrico al fine di valutare l’efficacia di un intervento basato sul coinvolgimento di 45 pazienti con malattia di Alzheimer in attività di tipo artistico sotto la guida di un terapista dell’arte.12 Tale intervento a confronto con attività ricreative non inerenti l’arte è risultato migliorare l’acuità mentale e l’abilità di socializzazione, ridurre l’ ansia e favorire l’interazione fisica e la partecipazione alle attività proposte.
Nell’ultima decade sono stati evidenziati correlati cerebrali anatomici e neurofisiologici della simmetria e del bello. L’arte visiva stimola delle aree selezionate del cervello umano e attiva specifici processi cognitivi.13-15 L’interazione tra arte e pazienti con malattia di Alzheimer attraverso la esposizione alle opere artistiche e la discussione intorno ad esse offre all’ individuo la possibilità di ricevere una stimolazione intellettiva, scambiare idee, connettere il proprio vissuto personale con la realtà ritratta nell’arte, accedere ad esperienze personali e memorie, aumentare la propria autostima. Questi processi possono influenzare positivamente la cognizione dei pazienti con malattia di Alzheimer ed esercitare un effetto più evidente sui sintomi psico-comportamentali e l’engagement sociale di questi pazienti. Alcune esperienze suggeriscono che l’arte visiva, agendo sui circuiti emozionali che restano a lungo preservati nel decorso della malattia di Alzheimer, può migliorare l’umore, ridurre l’ansia e sollecitare la preservazione delle abilità residue. Sulla base di queste premesse il Museum of Modern Art (MOMA) di New York in collaborazione con il Psychosocial Research and Support Program of the New York University Center of Excellence for Brain Aging and Dementia, ha lanciato nel 2006 un programma di visite guidate per pazienti con demenza di Alzheimer in fase lieve e per i loro caregiver volto ad  incoraggiare l'espressione e la creatività dei pazienti con malattia di Alzheimer.16 L’osservazione di opere scelte ha avuto un efficace impatto sul dialogo e l’emotività. Una équipe specializzata ha coinvolto i partecipanti nell’osservazione di alcune opere del MOMA, inclusi opere di arte contemporanea (Matisse, Picasso, Pollock, etc.) e ad oggi il programma, che è stato esteso poi ad altre città, include molte centinaia di persone.
Nel nostro Paese, evidenze di un possibile ruolo positivo dell’arte nella malattia di Alzheimer con particolare rispetto alle turbe dell’umore e al livello di interazione sociale sono state prodotte nell’ambito della parte pilota del progetto AD-Arte condotto in collaborazione tra l’unità Valutativa Alzheimer dell’ospedale Cardarelli di Napoli, l’associazione culturale Makè e la soprintendenza BAP PSAE e ospitato presso Palazzo Reale a Napoli.

2. OBIETTIVI
Il presente progetto nasce da una collaborazione tra il Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico A. Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore e la Soprintendenza alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Obiettivo primario di questo progetto è quello di valutare l’impatto di un intervento terapeutico non farmacologico basato sulla esposizione ad arti visive in setting museale sui sintomi cognitivi e psico-comportamentali di pazienti con demenza di Alzheimer in fase lieve-moderata (MMSE >=16). Obiettivi secondari del progetto includono la valutazione dell’impatto del suddetto intervento sul di stress dei caregiver, la valutazione del livello di soddisfazione di pazienti e caregiver nei riguardi dell’intervento effettuato, l’impatto dell’intervento effettuato sul tasso di utilizzo di farmaci ansiolitici, ipnotici, antidepressivi e antipsicotici da parte dei pazienti.

3. METODOLOGIA

3.1. DISEGNO DI STUDIO
Al fine di rispondere alle domande di studio verrà condotto un trial clinico controllato randomizzato in singolo cieco. L’unità di analisi sarà costituita dalla diade paziente – caregiver. I partecipanti (pazienti e rispettivi caregiver) verranno assegnati in maniera random ai due bracci dello studio:
  1. gruppo di intervento di arte-terapia: pazienti e caregiver randomizzati ad essere sottoposti all’intervento terapeutico non farmacologico basato su esposizione ad arti visive in setting museale in aggiunta a cure standard (trattamento farmacologico con farmaci anticolinesterasici e/o memantina per i pazienti e counseling per i caregiver);
  2. gruppo di intervento alternativo basato su tecniche di rilassamento fisico: pazienti e caregiver randomizzati ad essere sottoposti ad intervento di terapia fisica di rilassamento presso il centro Fitness del Centro di Medicina dell’Invecchiamento del policlinico A. Gemelli, in aggiunta a cure standard (trattamento farmacologico con farmaci anticolinesterasici e/o memantina per i pazienti e counseling per i caregiver);

I pazienti inclusi nello studio verranno sottoposti presso la Clinica della Memoria del Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico A. Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore alle regolari visite cliniche di controllo previste dal piano di cura individuale secondo il giudizio del medico curante per l’intera durata del progetto.

3.2 POPOLAZIONE
La ‘source population’ per il presente progetto è rappresentata dai pazienti affetti da demenza di Alzheimer che afferiscono alla Clinica della Memoria del Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico A. Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore.

3.2.1 NUMERO DI PAZIENTI
Ad oggi, evidenze di efficacia della esposizione alle arti visive su gli aspetti cognitivi e psico-comportamentali dei pazienti con demenza di Alzheimer e sullo stress dei caregiver derivano da esperienze osservazionali aneddotiche e da un limitato numero di studi di intervento con disegno pre-post a singolo gruppo. Tali studi sono limitati da assenza di gruppo di controllo, utilizzo di strumenti di valutazione creati ad hoc e non validati in ambito di ricerca clinica, disomogeneità dei campioni riguardo l’eziologia e la severità della demenza. Ad oggi non sono disponibili evidenze derivate da trial clinici controllati randomizzati che suggeriscano e stimino un effetto della esposizione alle arti visive in setting museale sugli aspetti cognitivi e comportamentali dei pazienti con demenza di Alzheimer e sullo stress del caregiver. Pertanto, in relazione alla impossibilità di effettuare un calcolo statistico del potere dello studio e della numerosità del campione basato su dati precedenti di letteratura, si è ritenuto appropriato includere nel presente progetto il massimo numero di soggetti che potessero essere accolti nel programma di esposizione alle arti visive proposto ed effettuato dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (8 pazienti e 8 caregiver) ed un pari numero di soggetti costituenti il gruppo di confronto (8 pazienti e 8 caregiver). Il numero totale di partecipanti al progetto risulterà pertanto di 32 pazienti e 32 caregiver. I risultati del presente progetto forniranno evidenze iniziali per il disegno e la conduzione di trial clinici controllati volti a valutare l’efficacia e l’efficienza di interventi non farmacologici basati sulla esposizione ad arti visive in più ampi campioni di pazienti affetti da demenza di Alzheimer.






RAPPORTO MONDIALE ALZHEIMER 2013

SITUAZIONE ALZHEIMER 2013
Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2013 rivela che l’epidemia
globale di Alzheimer crea carenza di caregiver e
mancanza di supporto per i familiari
Entro il 2050 il numero di anziani non autosufficienti raggiungerà i 277 milioni
Metà di tutti gli anziani che hanno bisogno di cure personali è affetta da demenza



Milano, 21 settembre 2013 – La Federazione Alzheimer Italia (rappresentate per l‟Italia di ADI -
Alzheimer‟s Disease International) ha presentato oggi, in occasione della XX Giornata
Mondiale Alzheimer, il Rapporto Mondiale Alzheimer 2013, intitolato “Alzheimer: un
viaggio per prendersi cura”.
La presentazione, avvenuta nell‟ambito del convegno “Alzheimer. Informare per conoscere -
Cura, Ricerca, Assistenza”, organizzato dalla Federazione Alzheimer a Milano (Sala Alessi di
Palazzo Marino, sede del Comune di Milano), è stata fatta dal direttore esecutivo di ADI, Marc
Wortmann, e dalla presidente della Federazione Alzheimer, Gabriella Salvini Porro.
Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2013 „Un viaggio per prendersi cura: analisi dell‟assistenza a
lungo termine per la demenza chiede ai governi di tutto il mondo di fare della demenza una
priorità, grazie all‟implementazione di piani nazionali e all‟avvio urgente di dibattiti nazionali
sugli accordi futuri per l‟assistenza a lungo termine.
L‟Alzheimer‟s Disease International (ADI) e la compagnia di assicurazioni Bupa hanno
incaricato un team di ricercatori, guidato dal Professor Martin Prince del King‟s College di
Londra di realizzare un rapporto.
In tale rapporto si rileva che, con l‟invecchiamento della popolazione mondiale, il sistema
tradizionale di “cure informali” da parte della famiglia, amici e comunità in genere, necessiterà di
maggiore supporto. In tutto il mondo, il 13% degli over 60 richiede assistenza a lungo termine.
Tra il 2010 e il 2050, il numero totale di anziani con esigenze di tipo assistenziale è destinato a
triplicare, passando da 101 a 227 milioni di persone. L‟assistenza a lungo termine è destinata in
prevalenza a persone affette da demenza, e l‟80% degli anziani nelle case di riposo convive con
la demenza. Attualmente, il costo globale dell‟assistenza per la demenza supera i 600 miliardi di
dollari, ovvero circa l‟1% del PIL mondiale.
Il rapporto precisa la necessità di una maggiore attenzione per mantenere e migliorare la qualità
della vita aiutando chi ne è colpito e le rispettive famiglie a “vivere bene con la demenza”.
Sono necessari finanziamenti dieci volte superiori per dare nuova linfa al lavoro di prevenzione,
trattamento e assistenza della demenza. Questi investimenti sono necessari per mitigare
l‟impatto dell‟epidemia mondiale di demenza sulle esigenze future di assistenza, e per migliorare
la qualità dell‟assistenza stessa.
Il rapporto inoltre pone l‟accento sull‟esigenza di:
 I governi di tutto il mondo dovrebbero fare della demenza una priorità, grazie
all‟implementazione di piani nazionali e all‟avvio urgente di dibattiti nazionali sull‟assistenza
a lungo termine

 Creare sistemi atti a monitorare la qualità dell‟assistenza alle persone affette da demenza in
tutti i contesti – sia in strutture protette sia al proprio domicilio
• Promuovere l‟autonomia e la scelta in tutte le fasi del viaggio nella demenza, dando priorità
alle voci delle persone che ne sono affette e ai loro familiari
• I sistemi di assistenza sanitaria e sociale dovrebbero essere meglio integrati e coordinati per
rispondere alle esigenze di ogni cittadino
• I caregiver che lavorano in prima linea devono essere formati adeguatamente e si dovrebbe
assicurare un riconoscimento finanziario sia ai caregiver remunerati sia a quelli non
remunerati in modo da sostenere il sistema di assistenza informale e migliorare il
reclutamento e la fidelizzazione dei caregiver remunerati
• La cura in casa di riposo è una scelta significativa solo per una minoranza di persone – la
qualità della vita a casa può essere altrettanto buona e i costi simili se il lavoro non
retribuito dei caregiver familiari fosse valorizzato adeguatamente
• Si dovrebbe monitorare l‟assistenza fornita nelle case di riposo in termini di qualità della
vita e soddisfazione degli ospiti, in aggiunta alle ispezioni di routine, perché le case di riposo
continueranno a essere un elemento fondamentale dell‟assistenza a lungo termine.
Il professor Martin Prince, dell‟Istituto di Psichiatria del King‟s College di Londra ed autore
del rapporto commenta: "Le persone con demenza hanno bisogni particolari. Rispetto ad altri
pazienti di lungo termine hanno bisogno di cure più personali, per più ore e con più
supervisione, ciò comporta maggior stress per i carer e costi più elevati. I loro bisogni di cura
cominciano presto nel corso della malattia e si evolvono continuamente nel tempo, il che
richiede una pianificazione precoce, monitoraggio e coordinamento. E‟ necessario considerare
maggiormente il contributo non remunerato dei caregiver familiari, e remunerare meglio i
caregiver di professione. Si può costruire un sistema di assistenza di qualità, ma realizzarlo a
costi contenuti e renderlo disponibile a tutti equamente sarà una sfida.”
Marc Wortmann, direttore esecutivo dell‟Alzheimer Disease International dichiara:“ Abbiamo
bisogno di valorizzare coloro che forniscono la cura di prima linea alle persone con demenza.
Questo comprende sia il personale pagato sia gli assistenti familiari volontari che hanno molto in
comune. I governi devono riconoscere il ruolo dei caregiver e garantire che siano poste in atto
politiche concrete per il loro sostegno."
Il dottor Paul Zollinger-Read, Chief Medical Officer, di Bupa, afferma: “L‟invecchiamento
della popolazione in tutto il mondo significa che il miglioramento dell‟assistenza e sostegno in
caso di demenza rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie della nostra generazione – una
sfida che dobbiamo affrontare. Ci appelliamo ai governi di tutto il mondo affinché la demenza
sia considerata una priorità sanitaria nazionale e si sviluppino di piani nazionali specifici. I piani
nazionali devono garantire una buona qualità di vita ai malati e anche i loro amici e familiari, che
spesso assumono il ruolo difficile di caregiver, devono essere sostenuti.”
Come risposta all‟epidemia mondiale di Alzheimer, l‟Alzheimer‟s Disease International e l‟
Home Instead Senior Care®, si sono uniti per ospitare “Vivere con l’Alzheimer: Un viaggio per
prendersi cura. Rapporto Mondiale Alzheimer 2013 Release & Roundtable Discussions.” L‟evento che si
terrà in tre capitali internazionali, pone l‟attenzione, durante il Mese Mondiale Alzheimer,
all‟impatto mondiale della malattia.Roger Baumgart, CEO, di Home Instead Senior Care, afferma: “Gli studi continuano a
evidenziare che la stragrande maggioranza degli anziani preferisce invecchiare a casa propria, e
con il giusto supporto può farlo. Tuttavia i due terzi delle chiamate che riceviamo provengono
da famiglie in crisi. Lo stress dei caregiver porta poi all‟istituzionalizzazione del malato. Gli
interventi mirati al sostegno, educazione e formazione dei caregiver possono ridurre
l‟istituzionalizzazione o quantomeno ritardarla. E‟ nostra responsabilità, come società,
determinare come meglio sostenere queste esigenze. Lavoriamo attivamente per migliorare la
consapevolezza dei bisogni e delle sfide per le famiglie e offriamo supporto con corsi di
formazione e materiali ampiamente disponibili in tutto il mondo.”

Roger Baumgart, CEO, di Home Instead Senior Care, afferma: “Gli studi continuano a
evidenziare che la stragrande maggioranza degli anziani preferisce invecchiare a casa propria, e
con il giusto supporto può farlo. Tuttavia i due terzi delle chiamate che riceviamo provengono
da famiglie in crisi. Lo stress dei caregiver porta poi all‟istituzionalizzazione del malato. Gli
interventi mirati al sostegno, educazione e formazione dei caregiver possono ridurre
l‟istituzionalizzazione o quantomeno ritardarla. E‟ nostra responsabilità, come società,
determinare come meglio sostenere queste esigenze. Lavoriamo attivamente per migliorare la
consapevolezza dei bisogni e delle sfide per le famiglie e offriamo supporto con corsi di
formazione e materiali ampiamente disponibili in tutto il mondo.”
 La Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per l‟Italia di Alzheimer‟s Disease International
(ADI), in relazione ufficiale con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è la maggiore organizzazione
nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca sulle cause, la cura e l‟assistenza per la
malattia di Alzheimer, al supporto e sostegno dei malati e dei loro familiari, alla tutela dei loro diritti.
Coordina 47 Associazioni Alzheimer.
www.alzheimer.it - www.facebook.com/alzheimer.it - https://twitter.com/alzheimeritalia









PARLIAMO DI ALZHEIMER

PARLIAMO DI ALZHEIMER

Il termine ‘DEMENZA’ indica un gruppo di malattie del sistema nervoso centrale che causano un progressivo declino nelle capacità di una persona di ricordare, pensare, imparare e svolgere le attività del vivere quotidiano. Il paziente affetto da demenza dimostra disturbi di memoria, pensiero, orientamento, attenzione, comprensione, capacità di risolvere problemi, linguaggio e giudizio, comportamento. I malati di demenza sono circa 1 milione nel nostro Paese, oltre 6 milioni in Europa e oltre 30 milioni nel mondo. Tali numeri sono destinati ad aumentare nel tempo e si stima che possano raddoppiare entro il 2030.1
A causa del progressivo invecchiamento della popolazione si assiste ad un continuo aumento del numero di casi di demenza che rappresenta dunque una delle più importanti emergenze che i sistemi sanitari dei Paesi Occidentali si trovano ad affrontare nel terzo millennio.
La malattia di Alzheimer è la causa più frequente di demenza nei soggetti anziani. Si tratta di un disturbo neurodegenerativo progressivo e fatale che si manifesta con deterioramento cognitivo e della memoria, danno progressivo delle attività del vivere quotidiano, e una varietà di sintomi psico-comportamentali. I classici segni tipici della malattia di Alzheimer sono perdita di memoria, deterioramento del linguaggio, della prassia, della capacità di riconoscere volti, oggetti e luoghi noti e deficit visuospaziali. Alterazioni neurologiche motorie e sensitive non sono comuni fino alle ultime fasi della malattia. Disturbi psicologici e del comportamento compaiono nel 90% dei casi di demenza di Alzheimer ed insorgono in epoca variabile. I pazienti vanno progressivamente incontro a perdita della propria autonomia nelle attività del vivere quotidiano di più alto livello, come gestione delle finanze e l’uso dei trasporti pubblici, fino a presentare totale non autosufficienza anche nelle attività di base del vivere quotidiano (mangiare, curarsi, usare la toilette, vestirsi etc.). Anche i disturbi psico-comportamentali progrediscono lungo il decorso della malattia. Depressione, ansia e apatia comunemente si sviluppano presto e continuano per la durata della malattia. Psicosi e agitazione sono caratteristiche delle fasi intermedie e più avanzate.
Ad oggi non esiste una cura per la malattia di Alzheimer. Sono disponibili dei farmaci sintomatici (anticolinesterasici e memantina) in grado di alleviare i sintomi cognitivi, ritardare il decadimento funzionale e migliorare la qualità della vita.2-5 Non esistono inoltre farmaci approvati per il trattamento dei sintomi psico-comportamentali. La comparsa di tali sintomi, in particolare aggressività, agitazione psico-motoria, deliri, insonnia, rappresenta una reale emergenza medica per i pazienti con malattia di Alzheimer e le loro famiglie. I sintomi psico-comportamentali sono stati associati con aumentato rischio di morbidità, mortalità, utilizzo di farmaci psicotropi, istituzionalizzazione, stress del caregiver e conseguente aumento dei costi assistenziali e socio-sanitari. I farmaci antipsicotici approvati per il trattamento della schizofrenia sono i composti più largamente utilizzati per il trattamento di tali disturbi se pur prescritti off-label.6 Si tratta tuttavia di composti per cui non esistono ad oggi sufficienti prove di evidenza di efficacia nei pazienti con malattia di Alzheimer e che sono gravati da pesanti effetti collaterali tra cui effetti motori extrapiramidali ed aumentato rischio di ictus cerebri e di morte

venerdì 8 novembre 2013

NON SOLO PITTORI FAMOSI 

FEDE GALIZIA

Milano 1578 ? 1830 è stata una pittrice del periodo barocco. Giunta bambina da Trento a Milano si formò nella bottega del padre Nunzio. La pratica incisoria e quella miniaturistica, apprese dal padre, condizionarono lo stile dell'artista. Prima opera nota è il ritratto a incisione di G. Borgogni. Attraverso l'uso della tecnica paterna la giovane Fede espresse sin da questi anni , la propria vocazione fondamentalmente ritrattistica. Entro il 1595 aveva prodotto un numero considerevole di disegni e vari ritratti degni di menzione, tra i quali quelli del padre , della madre , di due nobildonne milanesi ( tutti perduti).
Nel 1596 firmò e datò la Giuditta tema che ricorre spesso nei suoi quadri . Ne fece ben quattro e uno di questi si trova alla Galleria Borghese di Roma. Nei suoi dipinti curava soprattutto i particolari, sia nei vestiti come nelle varie versioni di Giuditta
 
Giuditta e Oloferne particolare della firma sul coltello







Che nelle acconciature come nel quadro della Maddalena del Noli me Tangeri
Famosa soprattutto per le sue nature morte
Tra cui la sua natura morta con la frutta risalente al 1602 forse la prima nella storia artistica

Alzata con prugne pere e una rosa 1602




Le nature morte attribuitele hanno un impostazione seriale: un piano di appoggio inquadrato dappresso quasi sempre frontale, su sfondo cupo; frutti e fiori - pesche, pere e gelsomini, per lo più trattati con un gusto geometrico della forma; un forte senso di rarefazione atmosferica e sospensione temporale. Sono composizioni semplici, con un punto di vista molto ravvicinato. Malinconiche. I suoi dipinti si contraddistinguono da una luce fredda e tagliente capace di esaltare la perfetta armonica compositiva.
Dodici in totale le nature morte, genere decisamente diffuso tra fine cinquecento e inizio seicento anche per il rinnovato interesse per lo studio della botanica e della zoologia portato avanti da Aldovrandi e Fuchs.  Fede conosceva la Canestra di frutta di Caravaggio (all'epoca a Milano) dala quale verrà molto influenzata. Le nature morte non sono decisive o preponderanti nella sua produzione in realtà molto varia, sebbene i critici abbiamo puntato molto su quest parte delle sue opere. 
La sua vita non fu ne avventurosa ne frenetica  . Non era una bella donna ricercata nelle corti ma una pittrice mesta . Non si sposò e rimase a vivere con la sorella Margherita e la cugina Anna nella casa paterna


Nel 1630 ci fu una epidemia di peste per causa della quale probabilmente morì .


Dal “Laboratorio Manuale” al progetto “Ricordi di gusto”






In tre anni di laboratorio manuale ci siamo rese conto di quante potenzialità hanno i nostri ospiti.
Non solo lavorano fianco a fianco per realizzare i progetti che noi suggeriamo loro, ma con il passare del tempo hanno acquistato sicurezza: sono diventati propositivi, hanno via via dato il loro fattivo contributo suggerendo idee e dando consigli utili ed efficaci.
Ciò a dimostrazione che il “saper fare” non si dimentica facilmente e così antichi gesti riemergono come per incanto dai labirinti della memoria. Abbiamo allora capito che potevamo attingere dai ricordi dei nostri ospiti per creare un libro che parlasse di loro e dei loro vissuti proprio partendo dal saper fare quotidiano, da una gestualità reiterata e dunque familiare legata ai cibi e alla preparazione dei pasti. Dunque, rievocare ricette, raccontare di pasti ordinari e festivi, attraverso un intreccio narrativo che mescola storie personali e famigliari ed eventi di portata più ampia, sociali, storici. Le narrazioni intorno all’esecuzione di un piatto, anche senza sapere con precisione le quantità degli ingredienti impiegati, hanno rappresentato il “pretesto” per far emergere, anche se in maniera frammentaria, le situazioni in cui veniva preparato. I saperi e la manualità culinaria che sono emersi dai racconti hanno consentito di ricomporre le tessere di un mosaico variegato fatto di colori, odori, sapori, fragranze. In definitiva una cucina della memoria attraverso la memoria della cucina.

maria grazia e laura
Dopo due anni di assenza si ricomincia da qui ...




domenica 9 ottobre 2011

DARE VOCE ALLA MEMORIA. GLI ULTIMI DIPINTI DI WILLEM DE KOONING

Asheville 1948
Negli anni estremi un nuovo elemento si accende tra gli squisiti percorsi di de Kooning: la luce (Calvesi)

Nasce a Rotterdarm il 24 aprile del 1904, nel 1916 lascia la scuola e comincia a lavorare presso il laboratorio di arti Jan e Jaap Gidding . Dal 1917 al 1921 frequenta i corsi serali di belle arti all'Accademia di belle arti e tecniche artistiche di Rotterdam. Nel 1926 sbarca illegalmente negli Stati Uniti, in Virginia e lavora come imbianchino, nel 1926 si trasferisce a New York .  Le sue primissime opere sono di matrice realista ma il suo linguaggio artistico matura nell'ambito delle'espressionismo astratto divenendone uno dei più significativi rappresentanti. Nel 1948 tenne la sua prima esposizione di opere astratte in bianco e nero, affermandosi come espressionista astratt, la sua pittura caratterizzata da pennellate vigorose e ben visibili diede luogo all'espressione action painting. Tra le opere più significative di questo periodo vanno ricordate Asheville ed Excavation. Nel 1953 espone sei quadri intitolati  Donne, figure primordiali dai colori aspri e corposi l'unione tra pittura figurativa e arte astratta. Successivamente la ricerca dell'artista si indirizza verso immagini che evocano forme di paesaggio usando entrambi gli stili astratto e figurativo , spesso fondendoli.Realizzò anche numerose litografie e sculture in bronzo.



Gli ultimi dipinti di William de Kooning


Nel 1989 De Konning si ammala di Alzheimer
Gli ultimi dipinti di Willem de Kooning sprizzano felicità. Sono le opere di un maestro che ha scelto consapevolmente, all'eta di 77 anni di cambiare strada, di cercare nuove soluzioni, dimenticando il rigore delle strutture giovanili per dipindere in modo esuberante e gioioso. Agli inizi degli anni ottanta, de Kooning era soddisfatto di quel che aveva fatto e aveva raggiunto uno stadio di perfetta libertà e serenità nelle vita e nel lavoro, che si manifestava in una visione di intensa chiarezza.
I dipinti successivi proseguono, attraverso diverse fasi, in questa direzione, fino a raggiungerre la ricchezza di colore e il selvaggio abbandono dei quadri del 1987-1988.
Questo modo di dipingere accompagnerà de Kooning nei suoi ultimi anni, fino a quando non cesserà di farlo nel 1990 sette anni prima di morire. Gli ultimi dipinti - non solo un nuovo stile ma nuove invenzioni - sono liberi, consapevoli, musicali e animati da una vibrante vitalità. Dal 1986 in poi si assiste a un'esplosione del colore. De Kooning annunciò di essere tornato un uso completo della sua tavolozza . Aveva la capacità , l'energia e la volontà di andare oltre. I quadri di questo periodo uniscono emozioni sfrenate a una grande chiarezza. Sono liberi e ispirati, come lo sono in genere le opere dipinte con grande rapidità. Sembrano pieni di luce ed emergono direttamente dall'interiorità di de Kooning, da qualche ricordo profondo e fondamentale , mentre la sua anima si proietta sulla tela con convinzione e a volte perfino con una certa enfasi. Uno scavo approfondito nella memoria deve essere all'origine della produzione di immagini come la figura blu e lavanda di un'opera senza titolo del 1988, che ha un'aria troppo personale per non essere una forma di autoritratto. La moralità dell'arte rimane nello spirito che essa lascia dietro di sè e lo spirito è quello che resta nella memoria. Gli ultimi dipinti di de Kooning modificheranno il suo ricordo
 
  
  



mercoledì 6 luglio 2011

NON SOLO PITTORI FAMOSI V PARTE

ELISABETTA SIRANI
Figlia di Giovanni Andrea , pittore allievo di Guido Reni, visse a metà del 1600. Dipingeva soprattutto temi sacri (tra cui madonne) nonchè ritratti di eroine.
La sua tecnica era inconsueta per il tempo: realizzava i soggetti con schizzi veloci, quindi li perfezionava successivamente con l'acquarello.
 Lei fu un caso straordinario di precosità artistica, a 17 anni era già considerata un maestro, in grado di gestire una scuola d'arte  per fanciulle, in cui insegnava le più raffinate tecniche della pittura.
Nella sua breve esistenza produrra più di 200 dipinti e venne apprezzata in tutte le corte europee per la raffinatezza e l'intensità espressiva dei suoi quadri,
Morì giovanissima nel 1665 a soli 27 anni a causa di un'ulcera perforata, si sospetterà di un avvelenamento da parte di una sua cameriera invidiosa, ma l'autopsia rilevò come le cause della sua morte fossero del tutto naturali e inaspettate.Fu sepolta, accanto a Guido Reni, nella cappella del Rosario nella Basilica di San Domenico in Bologna. Carlo Cesare Malvasia realizzò una sua biografia ne La felsina  pittrice.
Le è stato dedicato un cratere di 28 km di diametro sul pianeta Venere.


domenica 26 giugno 2011

mr magorium .

L'importanza della fantasia.

In questo film si parla di quanto è importante la fantasia , il saper vivere con leggerezza, di congedarsi quando è il momento ,  essere contenti per ciò che la vita ti ha dato e come la hai vissuta, di come è importante ciò che lasci e soprattutto a chi, sperando che  riesca a farne buon uso e a tramandare i propri saperi.
E' così che si crea la storia.
Ve ne consiglio la visone è delizioso.

Quanto sono fragli gli anziani nel nostro paese?

Non essere più ascoltati: questa è la cosa terribile quando si diventa vecchi.
Albert Camus, Il rovescio e il diritto, 1937

Ogni giorno, per il lavoro che svolgo, ho contatti con persone anziane e affette da l'alzheimer, ma paradossalmente questo è solo uno dei problemi che li affligono. La malattia più grave è la solitudine, molti di loro, nonostante abbiano figli e parenti sono completamente soli  e quindi in balia degli eventi.
La solitudine non è un disvalore se una persona è sana, autosufficiente e soprattutto se è una scelta personale, diventa un dramma quando un anziano ha bisogno di cure, di attenzione di semplice compagnia e di aiuto. Ormai questa malattia per molti di loro è accompagnata dalla parola abbandono,
so quanto è difficile avere a che fare con persone affette da alzheimer, ma ciò non giustifica il lasciar solo un anziano alla mercè di qualcuno o degli accadimenti.Vorrei citare per dovere di informazioni  due casi a me capitati che mi hanno lascita alquanto attonita. 
Il primo è di una donna , che ha anche disturbi psichiatrici, che vive si accanto alla figlia, ma in un appartamento completamtente sola, ormai ossessionata dall'essere abbandonata. Nessuno si cura di lei, se non che per le cose basiliari, può uscire e vagare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Spesso viene con lividi e graffi perchè è caduta . Pone in continuazione domande per avere delle certezze del tipo : "a che ora si mangia" "cosa facciamo ora" "ma mia figlia viene a prendermi" ecc. Ha lo sguardo perso, forse prende anche una terapia non adeguata..., e il volto contratto in una smorfia di continua angoscia. Era una donna bella (ancora si vede) intelligente e acculturata e ora vedi solo una donna sciatta, magrissima e sola.
Il secondo caso è accaduto questa settimana a una nostra ospite è stata addormentata da una sconosciuta e derubata dei suoi soldi. (non faccio commenti su queste persone senza scrupoli, l'uniche cose che mi vengono da dire sono epiteti irripetibili) Questa signora chiaramente ha l'alzheimer, vive sola, un pessimo rapporto con la figlia che le lascia il necessario per vivere ma è totalmente assente sia affetivamente che realmente. Infatti, quando il fatto  è accaduto, la figlia  si trovava in vacanza dove è rimasta tutt'ora senza nessuna intenzione di ritornare in città . La cosa che più mi disturba,oltre al pericolo chela signora  ha corso con l'assunzione di tranquillanti così forti,  è che  so quanto questa signora sia s angosciata, amareggiata da questa vicenda , ma so soprattutto della sua paura che la figlia dopo questa vicenda la possa mettere in un istituto. Con persone estranee, lontanta dalle sue abitudini e dalla persone che conosce.
E questi sono solo due esempi di anziani soli e senza cure.
Al di là del giudizio morale e delle proprie opinioni, ognuno di noi ha una coscienza e storia personale, quindi non voglio entrare nel merito dei rapporti familiari, la cosa invece che mi lascia interdetta è la totale mancanza di supporto e considerazione da parte dello Stato. Di leggi ce ne sono tante tra cui un progetto  per la carta dei diritti delle persone anziane : vi posto il link  per chi volesse approfondire : www.sanita.sm/on-line/Home/.../Progetti/documento2000379.html . Ma nella realtà dei fatti non c'è quasi nulla. Roma ci sono 1.200 persone che hanno più di 100 anni, circa 270 mila con più di 75 anni, e più di mezzo milione con più di 65 anni. Gli anziani hanno bisogno di vivere in una città che dia loro da possibilità di invecchiare con dignità e serenità, di servizi, di essere autonomi , di avere degli interessi e di avere degli strumenti per difendersi sia dagli sconosciuti ma anche da chi pensano di conoscere,  farsi aiutare a decidere da persone imparziali che curino realmente i loro interessi. So che parlo di fantascienza ma forse visto che presto gli anziani saranno moltissimi o ci prendiamo cura di loro o?????



lunedì 13 giugno 2011

Elogio all'amicizia

"Quegli amici che hai, e la cui amicizia hai messo alla prova, aggrapali alla tua anima con uncini di acciaio "  William Shakespeare


In questi giorni ho avuto modo di pensare molto all'amicizia, a ciò che rappresenta nelle varie tappe della vita. Ci sono vari gradi e tipi di amicizia, e tutte sono importanti e rilevanti nel percorso che ognuno di noi intraprende. Con ognuno condividi qualcosa di diverso e si ha una confidenza diversa. Nell'amicizia ci si sceglie esattamente come in amore, ma senza sovrastutture, non ci sono tattiche, non si ha l'ansia di piacere per forza, puoi  mostrare tranquillamente tutti i lati del tuo carattere senza paure. Con il passare degli anni mi sono resa conto che si diventa più esigenti, e si è più selettivi nella scelta delle amicizie. Oltre all'empatia iniziale, fondamentale, c'è la necessità di potersi fidare, di avere degli interessi in comune, di partecipare agli accadimenti belli e brutti della vita di ciascuno. Potersi raccontare senza paura di essere giudicati e ascoltare; prendersi anche la libertà a volte di non voler ascoltare perchè non si sarebbe di nessun aiuto.  Ridere per tutte le stupidaggini che non diresti a nessun altro. Potrei andare avanti con altri mille esempi ma non aggiungerei nulla al valore immenso di una sincera amicizia.
"...Così si comprende che la natura stessa non ama assolutamente la solitudine e s'appoggia sempre a qualcosa, come ad un sostegno; a qualcosa di dolcissimo, quando si tratta di vere amicizie..." De Amicitia Cicerone
Chiunque voglia può aggiungere un commento o partecipare a questa discussione sul valore dell'amicizia e sulla propria esperienza.

giovedì 2 giugno 2011

E' QUI LA FESTA?

Cronaca di una giornata interminabile, faticosa ma soddisfacente


 Venerdì 27 maggio, finalmente dopo un anno di lavoro, siamo riusciti a portare a compimento i nostri laboratori e a concludere questo percorso con una bellissima festa...
In questo post  non voglio raccontarvi del lavoro pratico svolto , dell'impegno, dell'organizzazione, ma vorrei raccontarvi delle emozioni e delle persone che hanno reso possibile questa festa.

Alle 17 dopo una giornata di prove, allestimenti, preparativi, iniziano ad arrivare i nostri ospiti con i rispettivi parenti , i nostri amici  e  famigliari. La sala inzia a riempiersi, non pensavamo venisse tanta gente, le siede ormai sono tutte occupate , i fari sono puntanti sulla scena i nostri attori sono seduti ai loro posti , c'è molto fermento. Lauretta e Francesca sono posizionate dietro le quinte e gesticono musica e immagini. Laura deve tranquillizzare i signori accompagnadoli sulla scena. Alessandra è la nostra presentatrice ufficiale, io faccio la spola dalla sala dell'esibizione e il nostro centro dove intanto provano il gruppo dei jazzisti e accompagno gli ultimi parenti e amici. 

Ed ecco, i due fari si accendono  al centro della scena, il mormorio delle persone va scemando e come per incanto sotto la direzione di Valentina e la voce rassicurante di Ivan i nostri attori cominciano uno ad uno ad interpretare i loro monologhi  tratti da bellissimi film come "Pacht Adams",  ""Nel mezzo di un gelido inverno" ," L'attimo fuggente" solo per citarni alcuni. Alcuni iniziano con voce sicure, altri timidamente, ma tutti indistintamente trasmettono esattamente l'emozione e la forza  del pezzo che stanno recitando. Li osservo e sarebbe facile commuoversi solo perchè sono anziani ed hanno l'alzheimer, ma la commozione è invece dovuta alla loro bravura a ciò che riescono a trasmettere a tutti i presenti in sala. E' un crescendo  fino all'ultimo monologo dove un bravissimo Roberto interpreta il prof. Keating ("L'attimo fuggente") nel  discorso finale ai suoi studenti.
Al termine tutti i presenti si alzano in piedi e con un grande e meritato applauso salutano  gli attori della Compagnia "Abbiamo superato l'imprevedibile" e le due persone che  hanno lavorato sodo per un anno per poter realizzare tutto ciò : Valentina e Ivan .
Con una perfetta organizzazione, riusciamo a sportarci tutti nel bellissimo giardino del nostro centro Alzheimer, e accompagnati dalle melodiose  note degli Skatò Saxophone Quartet (che ancora ringrazio per il loro contributo, veramente apprezzato)  apriamo  il mercatino Riciclarte con tutte le creazioni eseguite dai signori, e come sempre con grande soddisfazione mia e di Laura riusciamo a vendere quasi tutto .
Le persone interagiscono tra loro, ascoltano musica, si servo al buffet, conversano rilassati e a proprio agio.
La festa sta per finire, siamo tutti stanchi ma soddisfatti, è riuscita veramente bene  in barba ai molti  pregiudizi sulla terza età. 
Molti infatti sono convinti  che le feste degli anziani e, soprattutto, che gli anziani si divertano solo con  balli lisci , mazurke, recite nostalgiche e  canzoni del passato. 

Dopo qualche giorno di riposo, si riparte un altro anno di lavoro ci aspetta.

sabato 21 maggio 2011

- contro i tagli nel sociale - SAPERNE DI PIU' SULL'ALZHEIMER


Alzheimer la malattia dal nome strano

La perdita progressiva della memoria è uno dei sintomi più comuni della malattia di Alzheimer. È spesso il primo segnale che induce a sospettare che qualcosa non va e a rivolgersi ad un medico.
Ci sono vari tipi di perdita di memoria. Nella malattia di Alzheimer, la memoria dei fatti recenti tende ad essere la più colpita, mentre la memoria a lungo termine resiste per molti anni dall'inizio della malattia. Accade così che i malati di demenza ricordino cose che hanno fatto anni prima, ma non riescano a ricordare se hanno già fatto colazione. La perdita di memoria interferisce con le attività quotidiane e con la capacità di tenere una conversazione, ma forse una delle conseguenze più drammatiche è l'incapacità di imparare. La perdita di memoria può essere irritante (ad es. quando il malato dimentica il nostro nome) o motivo di preoccupazione (ad es. quando il malato dimentica il gas acceso). Anche il malato può esserne estremamente turbato, manifestando confusione, umiliazione e vergogna. Specialmente allo stadio iniziale, è facile che il malato cerchi di nascondere, per imbarazzo o vergogna, alcune conseguenze della sua perdita di memoria. In seguito ne sarà meno cosciente, ma continuerà a soffrirne le conseguenze, come la perdita dell'indipendenza e il senso di frustrazione. In Italia  ne soffrono circa 800.000 persone, e 26.6 milioni nel mondo secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora USA , con una netta prevalenza di donne (per via della maggior vita media delle donne rispetto agli uomini).

Le difficolltà maggiori dovute a questa patologia (oltre la persona colpita dall'alzheimer)  le vivono i familiari, soprattutto i figli, in primo luogo perchè è difficile accettare che un genitore che ti ha cresciuto, indirizzato e sostenuto non ricordi neanche il tuo nome, nè quando sei nato , nè che lavoro fai. per cui sembra che venga meno anche l'affetto, in secondo luogo questa malattia è una malattia lenta e progressiva (fino alla totale mancanza di autosufficienza)  e diventa impegnativo e molto spesso impossibile  per un familare occuparsi totalmente del proprio congiunto.
Purtroppo in Italia,  si continua a tagliare sul welfare, - in molte le regioni i tagli sul sociale sono stati dell'80% - quindi i  familiari si trovano senza sostegno ,(a parte le associazioni di volontariato come ad esempio ALZHEIMER ITALIA)   con pochissime strutture (molte di loro sono private e costosissime)  e ancor meno informazioni.(molti parenti non sanno a chi rivolgersi, non sanno l'iter da seguire nè quali servizi sono disponibili) 
Il peso grava, quindi , tutto sulla famiglia. E, anzi, dobbiamo ringraziare le numerosi badanti che si prendono cura constatemente di queste persone e sostengono così le famiglie.
Ho voluto  approfondire,l'argomento su questa patologia, visto che lavoro in un Centro Alzheimer, ma soprattutto ho voluto mettere in evidenza, cogliendo questa occasione. la problematica dei tagli che questo governo sta effettuando sul sociale, con grave danno nei confronti degli anziani, disabili, psichiatrici ecc. e dei loro familiari , e con grave danno per tutti quegli operatori che da anni lavorano in questo settore (stipendi non pagati da mesi, cooperative costrette a licenziare o a chiudere) . Io penso che se un governo non investe  capitali nel sociale, anzi  riduce drasticamente   i fondi perchè superflui, ha fallito nel suo mandato. Perchè lo stato deve garantire a tutti una vita dignitosa e dare a tutti le pari opportunità per vivere.
Poi ipocritamente, però,  punta il dito contro a tutte quelle persone che sono convinte che un malato terminale  attraverso l'eutanasia  possa avere una morte dignitosa .

sabato 14 maggio 2011

NON SOLO PITTORI FAMOSI IV

ARTEMISIA GENTILESCHI  ULTIMA PARTE
"Se una persona potesse conoscere per certo quello che un'altra persona sta pensando o facendo, la solitudine cesserebbe di esistere a questo mondo. "                         Artemisia Gentileschi

BIOGRAFIA SECONDA PARTE
Giuditta con la sua ancella  Palazzo Pitti Firenze

Artemisia dopo essere andata via da Firenze (come scritto nel post precedente) arrivò a Roma,  come donna ormai indipendente, in grado di prender casa e di crescere le figlie. Oltre a Prudenzia (nata dal matrimonio con Pierantonio Stiattesi), ebbe una figlia naturale, nata probabilmente nel 1627.

La Roma di quegli anni vedeva ancora la presenza di molti caravaggeschi  ma vedeva anche il
crescente successo del classicismo. Artemisia seppe cogliere questa novità  artistica ed appropriarsene in maniera adeguata e divenire una delle protagoniste di quel periodo. Entrò anche a far parte dell'Accademia dei Desiosi.
Tuttavia, nonostante la reputazione artistica, la sua forte personalita' e la rete di buone relazioni, il soggiorno di Artemisia nella sua Roma non fu cosi' ricco di commesse come avrebbe desiderato. L'apprezzamento della sua pittura era forse circoscritto  alla sua abilita' di mettere in scena le eroine bibliche: erano a lei precluse le ricche commesse dei cicli affrescati e delle grandi pale di altare. Difficile, per l'assenza di fonti documentali, e' seguire tutti gli spostamenti di Artemisia in questo periodo. È certo che tra il 1627 ed il 1630 si stabilì, forse alla ricerca di migliori commesse, a Venezia: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della citta' lagunare che ne celebrarono le qualita' di pittrice.
 Nel 1630 Artemisia si reco' a Napoli
L'esordio artistico di Artemisia a Napoli e' rappresentato forse dalla Annunciazione del Museo di Capodimonte. Poco piu' tardi, il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo, e li' l'artista sarebbe rimasta - salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei - per il resto della sua vita. Napoli (pur con qualche costante rimpianto per Roma) fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria . A Napoli per la prima volta, Artemisia si trovo', a dipingere tele per una cattedrale, quelle dedicate alla Vita di San Gennaro a Pozzuoli.
 Nel 1638 Artemisia raggiunse il padre a Londra, presso la corte di Carlo I .La fama di Artemisia incuriosì Carlo I, e non e' un caso che nella sua collezione fosse presente una tela di Artemisia di grande suggestione, l'Autoritratto in veste di Pittura.

Artemisia ebbe dunque a Londra una sua attivita' autonoma che continuo' per un po' di tempo anche dopo la morte del padre (anche se non sono note opere attribuibili con certezza a questo periodo). Sappiamo che nel 1642, alle prime avvisaglie della guerra civile, Artemisia aveva gia' lasciato l'Inghilterra. Poco o nulla si sa degli spostamenti successivi. E' un fatto che nel 1649 la troviamo nuovamente a Napoli, in corrispondenza con il collezionista Don Antonio Ruffo di Sicilia che fu suo mentore e buon committente in questo secondo periodo napoletano. L'ultima lettera al suo mentore che noi conosciamo e' del 1650 e testimonia come l'artista fosse ancora in piena attivita'. Artemisia mori' nell'anno 1653.

IL SUO STILE....
La sola cosa che voglio è che tu voglia qualcosa così profondamente da sentirne dolore, come io soffro per riuscire a dipingere bene."                                 Artemisia Gentileschi


Artemisia , non solo intraprese una professione preclusa alle donne ma si discostò da quello stile prettamente femminile dell'epoca  (nature morte, paesaggi ecc). Ella si aprì a una pittura anticonformista sia dal punto di vista  figurativo che stilistico. Dai suoi dipinti traspare l'originalità, la passionalità e l'inquitudine  che spesso emanano le rappresentazioni delle suo eroine.
Sicuramente la drammatica vicenda che l'ha vista protagnista (la violenza subita) ha influenzato la sua pittura.  Nei suoi dipinti si riscatta dall'onta subita con immagini di eroine, forti e abili capaci di gesta epocali. Sin dai suoi primi lavori, Artemisa colloca la figura femminile in posizione dominante appartenente ad una tradizione storica, biblica. Le immagini di donna che dipinge non sono in pose sensuali  ma si distinguono per la loro possenza fisica e il loro spessore  morale. Per Artemisia le donne non sono fragili o puro oggetto di desiderio. E' il loro corpo a parlare : le torsioni delle braccia, il dramma degli sguardi. Il corpo emerge in primo piano, lo sfondo è puramente decorativo serve solo a dare luce alla scena principale conferendole dinamismo. Questa centralità si associa ad un tentativo di superare la visione  di una donna posta ai margini delle rappresentazioni , in posa passiva rispetto ad un esclusivo dominio pittorico maschile.
Artemisia non è solo una grande intreprete del filone caravaggista, di cui  fu una indiscussa rappresentante, bensì un'interprete della  "PITTURA DELLA PASSIONE" in cui donna e artista si fondono in un'unica e affascinante realtà
Autoritratto come allegoria alla pittura 1638 1639
Kensington Palace Londra

Per saperne di più:
Alexandra Lapierre, Artemisia, Mondadori 1999
Tiziana Agnati, Artemisia Gentileschi, Giunti 2001
 La passione di Artemisia diVreeland Susan Neri Pozza 2005 ROMA